Tempio della Concordia

Il tempio deve la sua denominazione ad un’iscrizione latina con
dedica alla Concordia degli Agrigentini rinvenuta nelle vicinanze ma
che
non ha con esso alcuna relazione.

L’edificio, costruito in calcarenite locale,
è di stile dorico (440-430 a.C.), poggia su un basamento di quattro
gradini e
presenta sei colonne sui lati brevi e tredici sui lati lunghi.
L’interno era suddiviso in tre vani: quello centrale (cella) era
preceduto
da un atrio di ingresso (pronao) e seguito da un vano posteriore
(opistodomo),
questi ultimi avevano due colonne antistanti; ai lati della porta
della cella si
trovano le scale di accesso al tetto.

L’interno e l’esterno del tempio erano ricoperti
da un rivestimento di stucco bianco sottolineato da elementi
policromi.
Le dodici arcate ricavate nei muri della cella e le tombe scavate
nel pavimento
sono dovute alla trasformazione del tempio in basilica cristiana,
grazie alla quale l’edificio deve il suo ottimo stato di
conservazione.
Infatti, secondo la tradizione, verso la fine del VI sec. d.C. il
vescovo
Gregorio si
insediò nel tempio e lo consacrò ai Santi Apostoli Pietro e Paolo,
dopo aver scacciato i
demoni pagani Eber e Raps che vi risiedevano.

La persistenza di una duplice dedica ha fatto pensare ad alcuni
studiosi che
originariamente il tempio fosse dedicato ai Dioscuri Castore e
Polluce.
Sulla roccia affiorante a Ovest del tempio si estendeva la necropoli
paleocristiana
(III-VI sec. d.C.) correlata alla trasformazione dell’edificio in
basilica,
comprendente un vasto settore di sepolture all’aperto (sub divo)
scavate nel banco
roccioso e un’ampia catacomba comunitaria con vari ipogei destinati a
nuclei familiari;
a Est del tempio sono visibili una serie di tombe ad arcosolio
ricavate nello spessore
del costone roccioso che aveva costituito la base delle
fortificazioni di età greca.

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