La chiesa di Santa Maria dei Greci sorge nel cuore del centro storico di Agrigento, quasi sulla cima del Colle di Girgenti, parte integrante dell’antica Akràgas. L’edificio sorse, sovrapponendosi ad un antico tempio di età classica, forse già in età bizantina, subendo successivamente, soprattutto a partire dal XII-XIII secolo, numerose modifiche, che ne hanno determinato l’aspetto attuale. L’edificio templare, risalente alla prima metà del V sec. a.C., aveva cella tripartita in pronao, naos ed opistodomo circondata da un colonnato (peristasi) di 6×13 colonne. Un corridoio al quale si accede dal cortile antistante la chiesa consente di vedere il basamento del tempio e la parte inferiore di alcune colonne del lato settentrionale; resti del colonnato sono visibili anche all’interno dell’edificio, inglobate nei muri perimetrali. Secondo una ipotesi potrebbe trattarsi di un tempio di Athena, la cui esistenza sull’acropoli di Akragas è ricordata dalle fonti. Dietro una facciata medievale con arco a sesto acuto a cornici multiple, si cela un edificio con pianta basilicale a tre navate culminanti in tre absidi. L’arcata d’ingresso fu restaurata nel corso del 1300 con sovvenzioni della famiglia dei Pujades, il cui stemma gentilizio è riportato sia sulla sommità dell’arco che alla base dei due capitelli laterali. La navata centrale è definita da colonne doriche che sorreggono degli archi in pietra a sesto acuto; la copertura è costituita da un cassettonato a lacunari dorati del XVI secolo. Il pavimento trasparente permette di osservare la cripta funeraria ad aula voltata a botte, realizzata nel XVIII secolo dalla Confraternita di Santa Maria dei Greci. La parete meridionale reca un affresco della scuola siciliana eseguito a cavallo dei secoli XV e XVI secolo, che racconta la vita della Vergine Maria, con continui richiami alla cultura ebraica in onore alle origini dei committenti, la famiglia dei Pujades: attorno al riquadro con la Vergine assisa in trono che regge Gesù, trovava posto un ciclo con sette raffigurazioni, di cui quelle superstiti raffigurano l’Angelo che annuncia a Gioacchino la nascita di Maria e la Presentazione di Maria al Tempio. In basso Jesse, capostipite della stirpe davidica, impugna una radice nerboruta dalla quale si sviluppano i rami che incorniciano l’albero genealogico di Maria e Gesù.